DIARIO DI BORDO

Il 2 febbraio 2007 è iniziato il Master di II livello in “PSICOTECNOLOGIE E FISIOPATOLOGIA DEI NUOVI MEDIA” presso la sede del Dipartimento di Neuroscienze Cliniche della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Palermo,
in Via La Loggia n.1.
Al master sono iscritti allievi di diversa provenienza, laurea in scienze dell’educazione, Medicina e Chirurgia e Psicologia.
Ad aprire il Master è stato il Prof. Daniele La Barbera, coordinatore del corso, con un lezione introduttiva che ha toccato importanti temi di interesse psicotecnologico che verrano ampiamente sviluppati nel corso del Master: l’impatto psicologico delle tecnologie avanzate, la Computer mediated communication, il cyberspazio, le cyberelazioni, la psicologia e la psicopatologia della comunicazione online, la cyberpsicologia infantile.

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Il 16 e il 17 febbraio, il dott. Giovanni Russo, Psichiatra, webmaster di SIPtech, sito ufficiale della Società Italiana di Psicotecnologie e Clinica dei nuovi media, ha tenuto una lezione sulle caratteristiche psicotecnologiche e i diversi usi dei media elettronici.

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È seguita la lezione della dott.ssa Barbara Carletta - psicologa, che si occupa di formazione a distanza presso la Techsystem spa di Palermo – sul tema FAD e e-learning, evidenziandone le caratteristiche sul piano della formazione, dell’apprendimento e illustrandone la metodologia.
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Il 2 Marzo il Prof. Maurizio Cardaci - Professore Ordinario di Psicologia della Personalità presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Palermo - ha tenuto una lezione su Comunicazione e apprendimento in rete, analizzando le funzioni psicologiche delle tecnologie e i processi cognitivi in ambiente Internet.

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La lezione del 3 marzo è stata svolta dalla Prof.ssa Antonella Argo - Professore Associato di Medicina Legale, Dipartimento di Biotecnologie Mediche e Medicina Legale dell’Università di Palermo - che ha trattato gli aspetti etici della nuova cultura elettronica affrontando il tema della privacy, del trattamento delle informazioni e della medicina virtuale.

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Il 4 marzo la Prof.ssa Maria Brai - Professore Ordinario di Fisica Applicata, Dipartimento di Fisica e Tecnologie Relative all’Università di Palermo - ha illustrato le tipologie, il funzionamento e le caratteristiche informatiche e comunicative delle Tecnologie di rete.

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Il 16, 17 e 18 marzo, si è svolta la lezione del Dott. Marco Longo, Psicoanalista, Editor e Webmaster del sito Psychomedia.
A partire dalla domanda: “È la nostra mente pronta per le psicotecnologie?”, gli incontri - che hanno contemplato momenti di gruppo in assetto circolare - sono stati focalizzati sui gruppi virtuali e sui modelli di rete con riferimenti all’esperienza di Psychomedia (www.psychomedia.it), il primo portale Italiano di Psichiatria, Psicologia, Psicoanalisi e Psicoterapia.

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Il weekend di lezioni svolte dal 30 marzo all’1 aprile è stato dedicato alla “Sociologia dei Nuovi Media”.
Sono interventi come docenti il prof. Prof. Antonio La Spina, la Prof.ssa Anna Fici, il Prof. Alberto Trobia, il Prof. Fabio Massimo Lo Verde.
Venerdì 30 marzo : il Prof Alberto Trobia, esperto di Sociologia generale e Metodologia e tecniche delle ricerca sociale (disciplina che insegna presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi di Palermo), ha focalizzato la sua lezione sulle metafore della mente, della rete e del sistema utilizzate in sociologia per produrre dei modelli e delle teorie sulla società.
Sono stati trattati i contributi di Emilè Durkheim, Mary Douglas, Niklas Luhmann, Pier Levy, Derrick de Kerckhove.
Una parte della lezione è stata dedicata alle teorie connessioniste in sociologia, alle Tecniche Simulative, Multi Agent Sistems, D.A.I. e, infine, alla presentazione di un modello di società artificiale di soggetti dipendenti da eroina.
La lezione della mattina di sabato 31 marzo è stata tenuta dalla Prof.ssa Anna Fici, docente di Teorie e Tecniche dei Nuovi Media presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi di Palermo.
Sono state affrontati importanti temi della nuova cultura digitale: le teorie dello sviluppo della C.M.C. e la ricerca nel campo della tecnologie e dell’interazione mediatica.
È stato inoltre affrontato il tema dei “movimenti Hacker” e la relativa classificazione degli Hacker secondo la motivazione: Hacker scientifico, Hacher attivista e Hacker psichedelico.
Il sabato pomeriggio, il Prof. Antonio La Spina, Professore Ordinario di Sociologia presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Palermo - ove insegna anche Istituzioni giuridiche e mutamento sociale e Metodologia della ricerca sociale – ha tenuto una lezione sul tema della “Regolazione dei Nuovi Media”.
A partire dal concetto di regolazione, sono state affrontate le questioni e problematiche di regolazione relative all’utilizzo dei nuovi Media quali cellulare, Computer, Internet.
Il modulo di Sociologia dei nuovi media si è concluso con la lezione di domenica 1 aprile tenuta dal Prof. Fabio Massimo Lo Verde, Professore Associato di Sociologia generale presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Palermo.
Il Prof. Lo Verde ha presentato il disegno di ricerca del Progetto “Siris dipendenze” realizzato nell’ambito dei Sistema Informativo Regionale Integrato Socio-Sanitario (S.I.R.I.S.) in Sicilia e che ha riguardato le "vecchie" e "nuove" dipendenze fra cui TV, Internet e gioco d'azzardo.
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Il week end dal 13 al 15 aprile ha previsto le seguenti lezioni:
Il 13 e 14 aprile, il dott. Ettore Piro, Ricercatore di Pediatria all’Università degli Studi di Palermo, ha tenuto una lezione sull’infanzia e i nuovi media, approfondendo le correlazioni tra aspetti dello sviluppo fetale e dell’età infantile, analisi del temperamento infantile e sviluppo di comportamenti problematici e forme di dipendenza in età evolutiva ed adolescenziale.
Il 14 aprile, la dott.ssa Barbara Carletta, Psicologa, esperta di formazione a distanza presso la Techsystem spa di Palermo – ha affrontato la seconda parte sulla FAD e e-learning, procedendo con un ampia illustrazione degli strumenti di formazione a distanza e delle modalità di sviluppo di un progetto formativo on-line.
A partire dalla descrizione della “Piattaforma e-learning”, utilizzata per la realizzazione di programmi di formazione in rete, ha proposto agli allievi di effettuare una simulata della gestione di corsi di formazione on-line, attraverso l’individuazione della tematica da approfondire, del target di riferimento e degli obiettivi formativi.
Il 15 aprile, il Prof. Aldo Messina, Dirigente Medico Audiologo presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico P. Giaccone di Palermo, ha tenuto una lezione su “disturbi dell’equilibrio e realtà virtuale”.
A partire dai contributi della moderna otorinoneurologia, ha affrontato suggestivi argomenti come la relazione tra movimento, ritmo, suono e udito; il suono dei colori ed il colore del suono; la tecnica “EMDR” (Eye Movement Desensitization and Reprocessing), tecnica di desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari; le relazioni tra mente, virtualità, sistema motorio e movimento umano.
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Il weekend di lezioni del master, svolte il 27 e il 28 aprile, è stato dedicato al modulo di “Cybercriminologia”, interamente tenuto dal Prof. Marco Strano, psicologo e criminologo, docente di Psicologia investigativa presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi di Palermo e ricercatore incaricato alla Duke University.
-Venerdì 27 aprile: la lezione della mattina è stata dedicata all’introduzione del concetto di psicologia del comportamento criminale e alle nuove forme criminali emergenti.
Sono stati affrontatigli effetti dell’azione criminale (auto ed eterodiretta) e lo studio degli atteggiamenti, ovvero come ciascuno attribuisce significati alle cose e il modo in cui questo determina la scelta di un comportamento criminale o il suo evitamento.
Nella lezione del pomeriggio, invece, sono stati trattati temi quali la stesura del profilo del criminale informatico tipico e la criminologia del lavoro, con particolare riferimento alle nuove tecniche di prevenzione psicologica del crimine informatico.
-Sabato 28 aprile: la sessione mattutina è stata dedicata al tema “Hakers: il computer crime outsiders”: come gli autsiders acquisiscono, modificano e distruggono le informazioni contenute nella rete aziendale forzandone le difese.
Sono state individuate tre motivazioni principali degli hakers: ludiche, vandaliche e professionali.
Altro argomento è stata l’analisi del download illegale e le modificazioni dei processi percettivi legati alla tecnomediazione, ovvero il criminal decision making process. Il Prof. Strano ha poi presentato gli strumenti dell’ICAA sugli aspetti psicologici della sicurezza informatica legati al psychological risk assessment e i risultati prodotti da un campione analizzato.
La sessione pomeridiana è stata dedicata alla psicofisiologia della truffa (come una vittima può rendersi conto di essere stato truffato) e alla pedofilia on-line (il business dei predatori di bambini, dai siti pedopornografici alla prostituzione minorile, ai fumetti pedofili).
È stato, inoltre, presentato il progetto di ricerca C.L.U.I. (chat-line undercover investigation), un’analisi dei profili di personalità dei minori a rischio di adescamento da parte di pedofili, all’interno delle chat.
L’argomento di chiusura del modulo di Cybercriminologia è stato il Cyberterrorismo: sabotaggio di sistemi fisici, logici e informatici (mediante l’introduzione di virus) finalizzati alla riduzione dell’efficacia della comunicazione, all’acquisizione di informazioni riservate o a generare il panico. Uno strumento del cyberterrorismo è l’Electronic Drop Zone (EDZ), siti di copertura dove i terroristi possono comunicare facilmente tra di loro utilizzando messaggi non comprensibili da altri e codici criptati.

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2 maggio: Laboratorio di filmografia Psicotecnologica. Visione e discussione del film “Nirvana” (1997, regia: Gabriele Salvatores), insieme al Prof. Daniele La Barbera, coordinatore del Master.

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Venerdì 4 maggio, Manuel Glorioso, Tecnico Informatico presso Dipartimento di Fisica e Tecnologie Relative all’Università di Palermo, ha tenuto il primo incontro del “Laboratorio di Informatica e Telematica”, come previsto dal programma del Master fra le attività di Tirocinio pratico-guidato.
L’incontro è stato dedicato alla presentazione di strumenti e protocolli di lavoro tecno-mediato: il protocollo SSH e il protocollo SFTP (utilizzati per la connessione a host remoti e per il trasferimento di file), i server web apache (linux) e IIS (windows).
Sono stati inoltre oggetto di approfondimento:
- Overwiev sull'infrastruttura di rete (attraverso l’osservazione della rete LAN e WLAN interna del Dipartimento);
- Switch, router, scheda di rete, cavi di rete cat5 e cat6, fibra ottica, access point wireless;
- Server Linux di dipartimento;
- Cluster trigrid (cluster di calcolo, storage element, switch, cosa e' il grid computing);
- Parametri per la connessione in rete intranet e internet e loro significato: IP statico, DNS, GATEWAY e IP dinamico con DHCP;
- Configurazione di una scheda di rete con ip statico sotto windows;
- Configurazione di una scheda di rete con ip dinamico e DHCP.
La seconda giornata (sabato 5 maggio) ha invece impegnato gli allievi in una esperienza pratica, guidata da tutor, finalizzata all’acquisizione di competenze relative a:
- Installazione di una Secure shell client;
- Installazione di un filezilla client;
- creazione di un utente su server linux;
- Connessione ad un server mediante l’utilizzo di uno tra i più noti programmi per connessione ssh su windows;
- Connessione ad un server mediante l’uso del protocollo sftp (es cute ftp client);
- Creazione di uno spazio web su server linux per ognuno dei partecipanti al master.
Ogni allievo ha avuto la possibilità di creare, utilizzando comandi linux, il proprio utente e il gruppo-utenti corrispondente, su una macchina linux adibita a server. Ciascuno ha inoltre creato una cartella pubblic_html che, nei prossimi incontri, verrà utilizzata per la costruzione di una pagina web realizzata con Frontpage.
Nel terzo incontro (venerdì 18 Maggio) gli allievi hanno proceduto alla costruzione della pagina web, approfondendo i seguenti argomenti:
- Registrazione dominio con ccTLD “it”
- Verifica della disponibilità di un dominio web
- Ottenere uno spazio web e registrare un dominio (Internet Service Provider)
- Lettera di assunzione di responsabilità
- Index.htm come prima pagina caricata dopo l’ammissione di un indirizzo web
- Basi per l’utilizzo di Microsoft Frontpage: formattazione testo e paragrafi, creazione di una pagina web con link, inserimento di immagini, link su immagini, link a documenti .do. o .pdf.
Nei prossimi incontri è previsto il trasferimento e la gestione di documenti sullo spazio web creato.
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Sabato 19 Maggio la dott.ssa Barbara Caci, Assegnista di Ricerca presso il Dipartimento di Psicologia dell’Università di Palermo, ha tenuto il laboratorio teorico-pratico di Robotica, illustrandone gli aspetti metodologici e applicativi.
La prima parte del laboratorio è stata dedicata alla presentazione di alcuni aspetti fondamentali della Robotica.
Dopo l’introduzione delle Psicotecnologie robotiche utilizzate nell’ambito dell’apprendimento, sono state approfondite le diverse ricerche in questo campo. Oggi, i kit Robotic Invention System, a differenza dei tradizionali giochi di costruzione, incorporano vere e proprie dotazioni psicotecnologiche “intelligenti” e consentono di creare agenti capaci di interagire con l’utente nell’ambiente reale circostante.
I laboratori di Robotica, realizzati con studenti all’interno delle scuole, prevedono una fase di familiarizzazione con il kit robotica, una fase di costruzione del robot, una fase di programmazione del robot e delle micro-sequenze comportamentali e, infine, la prestazione del robot nell’ambiente.
Sono state illustrate dalla dott.ssa Barbara Caci, la potenzialità della Robotica in vari ambiti: nella ricerca dei processi cognitivi dei soggetti che interagiscono con i robot (abilità cognitive e di problem-finding/solving); come “strumenti di apprendimento” in contesti educativi (per esempio, area delle discipline matematico-scientifiche); ma anche nel lavoro clinico e, più specificamente, nella riabilitazione cognitiva e sociale di soggetti caratterizzati da disabilità psicologiche e deficit cognitivi (ad esempio ritardo mentale, autismo).
In particolare, la robotica nella pratica clinica apre interessanti sblocchi nello studio delle potenzialità e delle applicazioni del settore dell’Affective computing che mira a sviluppare Robot e sistemi informatici capaci di interagire “affettivamente” con gli utenti.
La seconda parte dell’incontro ha previsto una esercitazione pratica, guidata dalla dott.ssa Caci, che ha visto gli allievi del master adoperarsi in gruppo nella costruzione e programmazione di un Robot Lego (Roverbot) a forma di veicolo costituito da un corpo centrale rappresentato dall’unità RCX ™ collegata a due motori, un paraurti con uno o due sensori di contatto; quattro ruote di differente grandezza tra loro.
Il laboratorio tecnico-pratico di Robotica si concluderà con un incontro che si terrà il 4 giugno presso la Scuola Elementare Orestano di Palermo dove gli allievi del master parteciperanno come osservatori al Laboratorio di Robotica organizzato con gli studenti della scuola.



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Venerdi 25 maggio, la dott.ssa Silvana Cacace, psicologa-psicoterapeuta, Dottoranda di Ricerca in “Neuroscienze e disturbi del comportamento” presso l’Università di Palermo, ha tenuto la prima lezione sulle “Tecnologie informatiche tra Psicodiagnostica e Psicoterapia”.
Attraverso un dettagliato excursus storico è stata precisata l’origine dei test psicologici e la loro funzionalità attraverso le procedure di standardizzazione.
Il loro utilizzo è un ausilio per la formulazione delle diagnosi sempre più accurate e precise, infatti attraverso validi ricercatori che si adoperano in tutto il mondo, è possibile disporre di una vasta gamma di test specifici, dai test di intelligenza ai test di gruppo o collettivi, dai test di attitudine ai test di acquisizione o di profitto, dai test proiettivi ai test non proiettivi.
Ma è grazie all’analisi fattoriale che disponiamo delle Batterie Attitudinali Multiple fornendoci la misura della posizione di una persona rispetto a molti tratti.
Affinché un test possa considerarsi soddisfacente deve essere: attendibile, valido e coerente. Questo permette di ottenere informazioni sull’assessment psicologico in breve tempo per poi procedere alla terapia e alla pianificazione del trattamento.
È stato considerato nello specifico uno dei test più utilizzati sia nel campo clinico che nella ricerca il Minnesota Multiphasic Personality Inventory (MMPI) e (MMPI 2). Quest’ultimo è dotato di un elevato potere discriminante tra i tratti normali e patologici della personalità, dunque, rappresenta un potente strumento al servizio degli addetti ai lavori, oltretutto facilitato, da qualche tempo, dalla possibilità di effettuare lo scoring attraverso un software chiamato Panda capace di dare in brevissimo tempo tutti i punteggi relativi al test.
Il prossimo incontro condotto dalla dott.ssa Silvana Cacace, sarà dedicato sia alla valutazione diagnostica tramite il test proiettivo di Rorschach e il software per la valutazione sia a specifici programmi di realtà virtuale adoperati nel trattamento psicoterapico.
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Sabato 26 maggio, il Prof. Vincenzo Caretti, Professore Ordinario della Cattedra di Psicopatologia dello Sviluppo all’Università degli Studi di Palermo, ha tenuto una lezione sugli “aspetti eziopatogenetici delle dipendenze tecnologiche”.
È stato illustrato il modello concettuale dell’eziopatogenesi delle dipendenze che contempla diversi fattori evolutivi quali le esperienze traumatiche, la Dissociazione, l’Alessitimia, la disregolazione affettiva e i disturbi dell’attaccamento. Tali fattori appaiono correlati e alla base delle varie forme di Dipendenza Patologica, tra cui le dipendenze tecnologiche.
Recenti studi neurofisiologici effettuati con la PET dimostrano che sia nella condizione di Dipendenza che nei Disturbi Alimentari manca la normale connessione tra le aree corticali e il sistema limbico, provocando quindi una Disregolazione Affettiva.
Altri studi hanno dimostrato che il cervello degli adolescenti è diverso da quello degli adulti: l’adolescenza infatti è caratterizzata proprio dalla difficoltà di regolazione degli impulsi e delle emozioni.
Già dai primi mesi di vita il nostro vissuto è caratterizzato da una forma di ansia chiamata ansia di separazione che si presenta lungo tutto il processo di separazione/individuazione nello sviluppo della personalità.
La disregolazione affettiva produce la dissociazione che costituisce un meccanismo di difesa sia fisiologico che patologico.
Il meccanismo patologico della dissociazione è legato al trauma.
Alla base della Dissociazione vi è un vissuto traumatico, ma il trauma diventa trauma quando è mancato, proprio in quei primi mesi di vita, una forma di Attaccamento sicuro e di condivisione delle emozioni che solo la madre è capace di gestire, regolare e garantire. L’Attaccamento sicuro consente il superamento degli eventi traumatici favorendo il fattore di resilenza, ossia la capacità di elaborazione del disagio e di fronteggiamento delle esperienze sfavorevoli.
Il fallimento della capacità responsiva della figura genitoriale è causa di traumi evolutivi che nel corso dello sviluppo provocano una Disregolazione Affettiva. Esiste quindi un filo conduttore che lega il trauma evolutivo alla condizione di Alessitimia, alla Dissociazione Psicologica, al fenomeno del craving e delle Dipendenze .
Il Prof. Vincenzo Caretti ha illustrato i criteri diagnostici per le diagnosi delle Dipendenze comportamentali che contemplano Ossessività, Impulsività e Compulsività. Ha inoltre presentato delle interessanti e recenti ricerche empiriche sulla Trance Dissociativa da Videoterminale.

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Giovedì 31 maggio, la classe del Master ha partecipato ad un seminario dal titolo “UN APPROCCIO INTERDISCIPLINARE ALLA COMPLESSITA’ PERCETTIVA” tenuto dal Prof. Maurizio Cardaci, Professore Ordinario di Psicologia della Personalità presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Palermo.
Sono stati illustrati i risultati di una ricerca sviluppata grazie alla collaborazione del Dipartimento di Psicologia, del Centro Interdipartimentale Tecnologia della Conoscenza e della Sezione Computer Science - Dipartimento di Matematica ed Applicazioni, Università degli Studi di Palermo.
A partire dalla presentazione della Catena psicofisica, ovvero il passaggio dalla sensazione alla percezione attraverso la Traduzione,
la Sensazione e la Percezione, si è provato a dare una spiegazione al problema della complessità percettiva: la complessità aumenta con il numero degli elementi distinguibili, con la diversità degli elementi distinguibili, con l’irregolarità di forma, con l’irregolarità di ordinamento.
- L’argomento focale del seminario è stato certamente la PERCEZIONE DEL TEMPO.
A partire dalle intuizioni di Ornstein (1969) circa il rapporto tra complessità dello stimolo e tempo percepito, è stato illustrato il Mental Clock Model(Cardaci, 2000) secondo cui:
- con stimoli complessi, il maggior impegno di risorse cognitive rallenterà l’andamento dell’orologio interno, inducendo il soggetto a sottostimarne la durata;
- con stimoli semplici, per via del minor carico cognitivo l’orologio interno andrà più velocemente, inducendo il soggetto a sovrastimarne la durata.
Tali predizioni consentono sia di misurare la complessità cognitiva tramite i suoi effetti sulla percezione temporale, sia di confrontarla con quella fisica. Per verificare l’efficacia del modello sono stati effettuati due diversi esperimenti che misurassero gli effetti della complessità percettiva sul tempo stimato (Cardaci, Carmeci, Tabacchi, Di Gesù, 2006).
Il gruppo di ricerca guidato dal Prof. Cardaci è favorevolmente giunto alle seguenti conclusioni: “la complessità fisica degli stimoli percepiti influenza il tempo stimato, nella direzione prevista dal Mental Clock Model”.
Sulla base dei risultati raggiunti si sono quindi vagliate le implicazioni teoriche ed applicative: la conoscenza del modo in cui gli individui, in differenti condizioni di stimolazione sensoriale, percepiscono il trascorrere del tempo, potrebbe permettere di calibrare la complessità di contenuti multimediali in ambienti digitali.
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Lunedì 4 giugno si è svolto l’ incontro conclusivo del Laboratorio di Robotica, diretto dalla dott.ssa Barbara Caci. Gli allievi del master hanno potuto osservare il lavoro di un gruppo di studenti della scuola elementare che frequentano il laboratorio di Robotica presso la scuola elementare Orestano di Palermo.

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Venerdì 8 giugno e sabato 9 giugno, il Prof. Tonino Cantelmi, Psichiatra Dirigente, DSM ASL Roma, uno dei pionieri in Italia dello studio degli aspetti psicopatologici dell’uso della rete, ha tenuto un modulo di lezioni sul tema “Relazioni in rete e Cyberterapia”.
Nella prima parte dell’incontro il Prof. Tonino Cantelmi ha trattato dei fenomeni diffusi, propri della nostra società, che rivelano la profonda crisi di relazione interpersonale e dove la tecnologia si inserisce con stupefacente abilità.
Attraverso la proiezione di alcuni spot pubblicitari è stato possibile osservare una fedele fotografia del nostro tempo e di come questi fenomeni trovano la loro sublime espressione.
Grazie ai numerosi casi clinici, sono stati presenti e approfonditi specifici fenomeni e aspetti della nostra epoca: l’androginia ossia quel fenomeno che enfatizza l’omologazione sessuale e una forte ambiguità marcando la mancanza di ruoli; la ricerca spasmodica di emozioni forti ed esagerate connessa all’uso di sostanze stupefacenti e ad un modello di vita orientato all’efficienza e alla velocizzazione trascurando il mondo affettivo, che si esprime con l’incapacità di desiderare e con l’incapacità di rinunciare portandoci verso una sorta di “tecno-autismo”; altro fenomeno sono le spinte narcisistiche che non permettono la gestione dei conflitti abbondantemente riscontrabili nel nostro contesto.
Nella seconda parte dell’incontro il Prof. Tonino Cantelmi ha invitato i partecipanti alla riflessione su come questi fenomeni trovano spazio nella Rete che in quanto “catalizzatore” ne accelera e aumenta la presenza fino a che non è più solo il reale che entra nella rete attraverso di noi, ma è la rete che si trasferisce nel reale attraverso noi.
Per cui si evidenziano alcuni comportamenti assolutamente particolari nella società, alla quale se prima avremmo saputo e potuto dare un nome, adesso non essendo possibile circoscriverli è necessario riconsiderare il nostro modo di percepire e di conoscere, cercando gli strumenti più adatti per affrontare le varie e nuove problematiche connesse ai particolari casi di comportamento.
Inoltre, grazie alla preziosa esperienza e alle numerose ricerche in questo ambito del Prof. Tonino Cantelmi, è stato possibile approfondire il tema del trattamento psicoterapico on-line.

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Venerdì 15 giugno si è svolto l’incontro con il Prof. Franco Di Maria - Professore Ordinario di Dinamiche di Gruppo alla Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Palermo – che ha tenuto una lezione dal titolo: “Aspetti sociali dell’uso delle nuove tecnologie”.
Partendo da un assunto di Foulkesiana memoria “Quello che è dentro è fuori, il ‘sociale’ non è esterno bensì anche molto interno e penetra l’essenza più intima della personalità individuale” il Prof. Di Maria ha introdotto gli allievi al mondo delle nuove tecnologie attraverso una cornice di carattere gruppoanalitico.
Ha illustrato le differenze che intercorrono tra Modello Verticale (Es. TV), Modello Orizzontale (Es. telefono) e Modello Reticolare (Es. Rete Telematica) inteso come un interscambio tra emittente e ricevente in cui ogni nodo può essere sia emittente che ricevente del messaggio, con un modello di molti a molti.
Oltre ad essere strumento di comunicazione Internet è un luogo di comunicazione; un cyberspazio (Gibson, 1984) una “dimensione altra”, un luogo non fisico ma non per questo non reale. Aristotele vedeva nella persuasione la sintesi di tre momenti: l’ethos, il logos e il pathos, cioè una fonte, un messaggio ed un emozione. Secondo Aristotele sono tre gli strumenti chiave per una comunicazione persuasiva: affascinare, insegnare e commuovere.
Il Prof. Di Maria ha focalizzato l’attenzione verso quelle che sono, o possono essere, le “ricadute psicopatologiche” dell’uso delle nuove tecnologie.
Innanzitutto muta il modo di concepire il Sé, inteso come una totalità potenziale e plurima. A tal proposito i teorici della molteplicità tendono a postulare l’esistenza di un Sé decentrato, molteplice e dialogico.
L’esperienza del cyberspazio è la concretizzazione di questo nuovo modo di considerare il Sé: unitario ma multiplo. Questa confederazione di vari Sé esperenziali può talvolta configurarsi non come unitarietà ma come frammentazione fino a giungere ai disturbi dissociativi descritti dal DSM IV.
La dissociazione diviene patologica quando perde il carattere della transitorietà assumendo quelli della persistenza e della continuità. In fine, la trance dissociativa da videoterminale: un disturbo caratterizzato da alterazioni dello stato di coscienza, depersonalizzazione e perdita del senso abituale dell’identità personale, con il rimpiazzamento o no di un’identità alternativa che influenza e dissolve l’identità abituale.
Le nuove tecnologie diventano, talvolta, veri e propri “rifugi della mente”: luoghi mentali, ma anche comportamenti ripetitivi, riti in cui ci si ritira per fuggire da una realtà insostenibile. (Steiner, 1996). E allora internet può essere considerato un rifugio della mente: fisiologico o patologico?
Infine, il Prof. Di Maria ha accompagnato gli allievi in un viaggio nel mondo delle pellicole cinematografiche che hanno anticipato quello che oggi accade, verosimilmente, nella vita reale: Farhneit 451 di Ray Bradbury (scrittore di fantascienza), 1984 di George Orwell, The Truman Show del regista australiano Peter Weir, fino al Big Brother dei giorni nostri.
Ad oggi restano aperti alcuni interrogativi: Qual’è il significato profondo di queste nuove tendenze? Desiderio di uscire dall’isolamento? Dall’anonimato? Proporre una spettacolarizzazione di Sé per acquisire visibilità, successo o la ricerca di una qualche identità? Siamo di fronte a forme di esibizionismo e di voyeurismo collettivo del tutto nuove che rovesciano le situazioni temute da Orwell e Weir?

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Martedì 19 giugno (ore 20.00): Laboratorio di filmografia Psicotecnologica. Visione e discussione del film “Fino alla fine del mondo” (1991, regia: Wim Wenders), insieme al Prof. Daniele La Barbera, Coordinatore del Master.
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Giovedì 21 giugno si è svolto il seminario dal titolo “Un software per la simulazione del comportamento decisionale di utenti di siti web” organizzato dal Centro Interdipartimentale Tecnologie della Conoscenza (C.I.T.C.) tenutosi presso il Dipartimento di Matematica ed Applicazioni.
È stato presentato il lavoro degli studenti del Corso di Scienze Cognitive, tenuto dal Prof. Maurizio Cardaci con la collaborazione della Dr.ssa. Floriana Carmeci.
Sono stati illustrati i risultati di una ricerca sviluppata per la valutazione e, in particolare, la misurazione del carico cognitivo nel processo decisionale attraverso le variabili riguardanti:
- l’oggetto da scegliere tra un insieme di 6 o di 24, poiché la complessità aumenta con il numero degli elementi distinguibili, con la diversità degli elementi distinguibili, con l’irregolarità di forma, con l’irregolarità di ordinamento;
- le sue peculiari caratteristiche tecniche, funzionali ed economiche;
- ed infine le caratteristiche dei soggetti sottoposti alla scelta.
Grazie all’approccio multidisciplinare è stato progettato un software di simulazione costituito da un sito e-commerce e da un negozio on-line, entrambi gestiti da un database che analizza i dati relativi alla scelta dell’oggetto e i tracking effettuati dal soggetto.
In breve, lo sperimentatore chiede al soggetto di scegliere un MP3 attraverso il negozio on-line, accompagnato da un sottofondo di brani musicali. Effettuata la scelta vengono fatte alcune domande sulla percezione del tempo impiegato per la scelta.
Questi studi - ancora in corso d’opera - vogliono essere il punto di partenza per la misurazione puntuale del carico cognitivo nel comportamento decisionale, quanto questo possa essere influenzato dall’aspetto emotivo evocato dalla musica, e in ultima analisi per avere un quadro preciso riguardo la tipologia degli utenti.
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Venerdì 22 e sabato 23 giugno, si è svolta la lezione della dott.ssa Marialuisa Palumbo, esperta in architettura digitale, che - con un approccio fortemente interdisciplinare, oltre che nell’architettura, nello studio di scienza e filosofia e nella pratica del teatro e della danza, si occupa del rapporto tra corpo, spazio e nuovi media.
La dott.ssa Palumbo nella sua lezione ha illustrato la Teoria dell’Architettura, come quadro di riferimento per la comprensione della realtà. Ciò che caratterizza il rapporto dell’uomo con lo spazio è la sua esplorazione attraverso la tecnica.
E non è solo lo strumento che ci permette di farlo, ma è qualcosa di insito nell’uomo come modalità esperenziale per modificare il suo habitat in base alle esigenze in rapporto ai tempi.
Ai tempi dell’ominazione l’uomo si è sparso su tutta la superficie della terra, oggi si volge alla conquista di nuovi spazi lanciando sonde satellitari e quant’altro. Questo è il risultato del concetto di Neotenia che caratterizza la specie non specifica dell’uomo.
Mentre il comportamento della specie animale è caratterizzato unicamente dagli istinti, l’uomo ha perso progressivamente questo contatto e per colmare questa carenza si inventa i Miti, le Religioni e la Tecnica.
La velocizzazione che caratterizza il nostro tempo ha permesso un’evoluzione che procede a passi diversi rispetto al ritmo evolutivo della specie prima dell’introduzione della tecnologia nel nostro stile di vita quotidiano.
Attraverso un excursus evoluzionistico è possibile ritrovare visibilmente le strutture create dall’uomo nel corso del tempo e soprattutto in relazione ad esso ed al progresso.
Questo è espresso dai vari esperimenti di interfaccia neurale: ibridazione tra materia organica e materia inorganica, dove l’utilizzo di protesi o la creazione di animali tridimensionali caratterizzati da vita autonoma, sono chiare forme di Architettura sensoriale in cui l’interazione dell’uomo, attraverso sensori, con gli oggetti dialogici, diventa un dialogo sempre più naturale.
Gli anni ‘60 sono caratterizzati da un tipo di architettura che si volge al movimento, al dinamismo che si accosta maggiormente agli elementi corporei, piuttosto che alla rigidità degli angoli delle casa, ed ecco che la casa diventa come il guscio di una lumaca.
Gli anni ’70/’80 riprendono un fase di normalizzazione, con stili architettonici classicheggianti, quasi per sottolineare una fase di equilibrio che prepara ad un dinamismo che è proprio dei nostri tempi.
Infatti, gli anni ’90 sono caratterizzati dall’Era Digitale, dove spazi sensibili e interattivi producono reazioni a stimoli sensoriali di ogni tipo, come ad esempio l’apertura delle finestre attraverso un sensore sensibile alla luce che permette di modularla all’interno delle stanze progettate, o ancora la creazione di una nuvola vera con la possibilità di attraversarla. Questi ed altri sono esempi che definiscono con estrema sensibilità il registro architettonico del nostro tempo, sottolineando come la comunicazione tra uomo e oggetti, tra uomo e ambiente è assolutamente caratterizzata dal Webness.


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Venerdì 6 luglio e sabato 7 luglio il dott. Francesco Bollorino, Psichiatra, Ricercatore dell’Università di Genova ed Editor del sito pol.it, Psychiatry on line Italia, ha tenuto un modulo di lezioni sul tema "Psichiatria Online".
La prima parte del pomeriggio è stata dedicata alla presentazione della nuova tecnologia WI-MAX, usata in passato dai corpi militari per poter comunicare tra loro, rendendosi indipendenti dalle reti civili, ed oggi considerata la nuova frontiere della comunicazione mediatica.
Tale protocollo permetterà, infatti, di coprire con modalità wireless ed utilizzando un unico punto di distribuzione, un raggio di territori di circa 50 Km; ciò permetterebbe alla “rete” di essere anche là dove ancora non era possibile arrivare.
La tecnologia del WI-MAX permetterà la costruzione di vere e proprie città digitali dal momento che “dietro alle evoluzioni sociali ci sono evoluzioni tecnologiche che diventano, da proprietà di pochi a proprietà di molti”.
Ed è questo lo stesso principio che muove un altro fenomeno in costante evoluzione, presentatoci dal Dott. Bollorino, ovvero l’editoria on-line: una vera e propria banca di informazioni immediatamente accessibili ed in grado di rispondere a tutte le “domande” di chi accede alla rete.
Fulcro delle lezioni è stata la comunicazione in rete, i pilastri su cui si regge, informazione, blog, wikipedia e le sue possibili declinazioni, tra cui l'editoria online e la formazione online.
L'illustrazione di progetti quali Città digitale e Virtual Hospital hanno messo in evidenza le grandi potenzialità dell'ITC nel creare condizioni di lavoro migliori, attivando una maggiore interattività interna e la possibilità di arricchire e facilitare l'accesso alle informazioni rivolte agli utenti esterni.
Nello specifico l'I.T.C. permette la messa a sistema di diversi saperi e così facendo favorisce il senso di appartenenza oltre che attivare positive sinergie di lavoro. Uno degli strumenti per perseguire questo scopo è l'Intranet che consente di recuperare l'orizzontalità nella comunicazione aziendale e allo stesso tempo di preservare e garantire la linea di comando. Mentre l'Intranet coinvolge gli attori interni all'azienda, l'Extranet si rivolge verso l'esterno e si regge sul primo pilastro della comunicazione online, l'informazione.
Attivare dei validi progetti online, in questo luogo dove, parafrasando Jasper, l'oggetto non oppone resistenza ed è dunque differentemente percepibile, significa fare un'attenta analisi dei bisogni al fine di coordinare bene i servizi, monitorando le singole tappe che condurranno al risultato finale.
La rete, con le sue peculiarità, definisce una nuova filosofia del lavoro, in cui, sul singolo servizio, predominano la partecipazione e la sinergia dei servizi.


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Il 13 e il 14 luglio, il Prof. Massimo di Giannantonio, Ordinario di Psichiatria all’Università ‘G. D’Annunzio di Chieti, ha tenuto una lezione sul tema “Educazione all’uso competente delle nuove tecnologie”, considerando la questio per gli addetti ai lavori, sollecitati a chiedersi nel contesto antropologico cosa può essere definito patologico rispetto a ciò che invece può essere considerato fisiologico.
Il Prof. di Giannantonio ha ripercorso la teoria kleiniana sul funzionamento mentale fondato essenzialmente su due meccanismi di base quali l’introiezione e la proiezione rispettivamente accompagnati dal senso di onnipotenza versus senso di impotenza e dunque contraddistinti dal “desiderio di essere” o “incapacità di essere”.
In questo percorso la relazione oggettuale è essenziale e imprescindibile nel processo evolutivo per la costruzione del senso d’identità attraverso l’autonomia e la differenziazione dall’altro. Analizzando il rapporto tra normalità e patologia, individuo e società, uso e abuso possiamo giungere ad affermare che le nuove tecnologie possono essere destrutturanti in base al livello evolutivo della consapevolezza individuale e sociale.
Dal momento che è evidente che l’introduzione massiccia della tecnologia, capace di modificare l’apparato mentale umano, ha avuto un impatto emotivo sulle nostre coscienze, quali risorse possediamo per fronteggiare questo tipo di impatto?
È necessario, dunque, “contestualizzare e storicizzare” eventi e fenomeni di tale portata per poter capire il rapporto dell’uomo con la realtà che lo circonda.
I nuovi media sono spesso strumenti protomentali che diventano estensioni del proprio sé, per questo è utile pervenire al grado di correlazione tra la relazione oggettuale e la relazione con gli oggetti che vengono investiti emotivamente nel corso della nostra vita e che rappresentano la nostra modalità di percepire la realtà.
A partire da queste considerazioni, il Prof. di Giannantonio ha precisato l’importanza del rapporto tra l’individuo e lo strumento tecnologico, considerando il corollario per cui la vita mentale viene vista come vita virtuale e la vita virtuale come proiezione del Sé. Attraverso la cultura e le fasi evolutive l’uomo esprime il bisogno e il desiderio - che affondano direttamente nell’esistenza stessa - di mettere insieme tutta la conoscenza acquisita creando una sorta di “metaconoscenza” che, per effetto del naturale processo evolutivo, viene trasmessa alle generazioni che seguono.
Il cyberspazio diventa il luogo che, più di altri, consente all’essere umano di soddisfare il bisogno dell’uomo di trasmettere una memoria e un sapere alla portata di tutti in ogni momento. Le civiltà virtuali rispetto a quelle reali, infatti, sono caratterizzate da: contemporaneità/temporalità; a-spazialità/spazialità; metacomunicazione/comunicazione.
Con questi concetti basilari l’uomo si accinge alla sperimentazione della propria identità.
In particolare - con riferimento agli adolescenti e al loro rapporto con la modernità, il Prof. Di Giannantonio ha analizzato alcuni dei fattori fondamentali che caratterizzano la post-modernità: il narcisismo operativo ed esistenziale, le famiglie allargate, l’eclissi dei padri, il gruppo di appartenenza, la precarietà del mondo lavorativo, la perdita dei valori, il senso di sfiducia nei confronti del futuro, spesso vissuto più come minaccia che come promessa.
Tutto ciò si esprime nei comuni e piuttosto frequenti disagi di abuso di alcool e sostanze stupefacenti, incidenti stradali a causa dell’alta velocità sotto effetto di alcolici, suicidi e nuove dipendenze patologiche. Emblematico il caso clinico presentato dal Prof. di Giannantonio e intitolato “Ken. Il guerriero di strada”, per comprendere alcune delle possibili forme del disagio dei nostri tempi.


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Venerdì 14 e sabato 15 settembre si è svolte le lezioni del dott. Adriano Schimmenti, Dottorando di Ricerca presso il Dipartimento di Psicologia all’Università di Torino, che ha proposto un interessante contributo dal titolo “Just An Ordinary (Second) Life. Molteplicità del Sé e Perversioni On-line”
Il dott. Schimmenti – stimolando la riflessione di tutti i partecipanti – anche grazie alla presentazione di contenuti audio-video originali e registrazioni di sequenze interattive effettuate su chat e sul programma/gioco interattivo Second Life - ha messo in evidenza come le forme perverse di sessualità on-line vanno considerate alla luce di un modello teorico che concepisce il Sé come un sistema di rappresentazioni multiple e decentrate, che assumono diverse configurazioni in rapporto al contesto ed alle interazioni in atto.
Secondo tale approccio, di matrice evolutivo-relazionale e neo-dissociazionistica, la perversione rappresenta un fallimento delle capacità di sintesi e di integrazione delle esperienze, che si determina all’interno di relazioni primarie caratterizzate da isolamento e iperstimolazione, e che ha tra i principali correlati psicodinamici l’incapacità di “stare tra gli spazi”, per utilizzare la definizione di Bromberg.
La perversione, quindi, rappresenta secondo questa prospettiva il tentativo di una nullificazione della relazione attuato da un Sé tirannico, chiuso sin da bambino in un mondo immaginario e attratto da un piacere sensuale masturbatorio riprodotto fantasmaticamente in modo continuativo.
Il ritiro sessualizzato dalla relazione creata nell’infanzia impedisce lo sviluppo psicoemotivo, impedendo di fatto l’evoluzione verso altri tipi di relazioni amorose: la perversione costituisce allora la difesa dissociativa di una psiche intrappolata nella ricerca impulsiva e compulsava della relazione fantasmatica di un piacere sensoriale impossibile da realizzarsi.
Durante la lezione del sabato è intervenuto il Dott. Davide Greco, psicologo nonché web-master del GDR online “Isola di Avalon”, che da esperto giocatore di ruoli in rete ha illustrato le varie procedure pratiche che devono essere eseguite da un GDR (giocatore di ruoli).
Alla luce di ciò le considerazioni sui nuovi media, che garantiscono la possibilità di sperimentare e dare espressione a diverse aree del Sé, rilevano come la fantasia di perversione che si poggia sulla venerazione delirante per il suo oggetto, diventa parassita della psiche impedendo la genesi di nuove possibilità relazionali capaci di “creare ponti tra le isole del Sé”, riprendendo Pizer e impianta invece una prassi (auto)erotica ritualizzata in cui ciò che permane sullo sfondo psichico è solo “l’ombra dell’oggetto”come afferma Bollas, una rappresentazione sensoriale negativa, frammentata e dia-bolica.

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L’incontro di Venerdì 28 Settembre 2007, è stato condotto dal Prof. Maurizio Cardaci, Professore Ordinario di Psicologia della Personalità presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Palermo, che ha illustrato i principali paradigmi della Comunicazione e Apprendimento in Rete.
I processi comunicativi in rete si fondano su quello che viene definito come Semantic Web, basato su due costrutti: sociabilità e tecnopresenza.
È l’uomo a rendere semantico il web, cioè ad attribuirgli significato, mentre invece, dal punto di vista tecnologico esso non ha in sé una valenza semantica.
L’evoluzione e l’estensione di Internet consente di esprimere i contenuti non solo in un linguaggio naturale, ma anche in una forma che può essere letta e usata da agenti software per trovare e condividere le informazioni più facilmente (es.: Wikipedia).
Gli studi sul Semantic Web si sviluppano nei primi anni del 2000 ad opera di Tim Berners-Lee, e le sue potenzialità sono legate al fatto che il software può estrarre dei significati a partire da operazioni associative compiute antecedentemente da un operatore.
Si passa poi dal Semantic Web al Social Semantic Web: un’insieme di interazioni che vanno alla ricerca di significati, uno strumento di condivisione semantica che aggrega emotivamente diverse persone, ottenendo così un forte impatto sociale.
L’innovazione del Semantic Web porta con sé nuovi concetti, ai quali il Prof. Cardaci ci ha introdotto e che riguardano: WEB 2.0; Folksonomy; Meme; Memetica, Personomia; Virtual Place; Comunità virtuale: uno spazio virtuale nel quale la gente si incontra per ottenere o dare informazioni e sostegno, apprendere, discutere, o soltanto ritrovarsi on-line con gli Altri.
Le componenti base della CV sono: gli scopi(variegati e più o meno socialmente condivisi), le persone (con le rispettive dinamiche di gruppo), le regole e i software.
Le due dimensioni semantiche della CV sono: la Sociabilità, ovvero il livello di fruibilità della socialità, l’interazione persona-persona, e l’Usabilità, cioè l’interazione persona-Pc.
Un altro importante argomento della giornata è stata l’indagine sul Mascheramento on-line.
A differenza di quanto accadeva solo pochi anni fa, oggi il mondo della rete non rappresenta più uno strumento di mascheramento, quanto, piuttosto, un mezzo di “presenza” e uno strumento “identitario”. Nel mondo off-line l’uomo ha a che fare con la corporeità, la fisicità, mentre invece, essa è assente nella realtà on-line. Il concetto di presenza veicola diversi significati psicologici: implica coscienza di sé, l’essere presenti a sé stessi, essere reattivi e partecipativi.
Dal punto di vista digitale la si può definire come “esperienza mediata dal virtuale”.
Si parla, oggi, di sensorialità aptica più che tattica, poiché allude più all’attività che al contatto.
Tanto la tecnopresenza, quanto la tecnoassenza scatenano reazioni emotive cariche di significato.
La presenza o “agentività”, è la capacità di agire l’esperienza in prima persona, rivestendo un ruolo di agente attivo. Nel mondo on-line la presenza tangibile diventa difficilmente distinguibile dalla presenza immaginativa, che ha a che fare invece con “l’essere in un altro posto”. La presenza digitale è quindi una presenza Borderline, al limite tra il tangibile e immaginativo, sempre più orientata verso la dimensione del “come se”.
Infine, ampio spazio è stato dato al mondo dei BLOG. Spazio virtuale, autonomamente gestito, che consente all’utente di “rendere pubblici” tutti gli aspetti di sé che desidera. Esistono blog di rassegna, di segnalazione, di commento, di narrazione, di progetto, blog collaborativi, ecc.
Ed esistono anche diversi tipi di Blogger: i cacciatori, i tessitori e gli sciamani. In quanto strumento narrativo e comunicativo, il blog consente di personalizzare il nostro mondo tecnologico. È uno strumento di amplificazione del solipsismo adolescenziale e, in quanto tale, permette di dare libero sfogo al loro egocentrismo evolutivo.
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La mattina di Sabato 29 settembre la classe del Master ha incontrato la dottoressa Silvana Cacace, Dottoranda di ricerca in Neuroscienze e disturbi del comportamento all’Università degli Studi di Palermo, che svolto una lezione dal titolo “ Realtà virtuale nella psicologia sperimentale e nella ricerca. L’Uso della realtà virtuale in Psicoterapia per il trattamento dei disturbi psichici”. Le Tecnologie come Internet, e-mail, e video teleconferencing sono divenuti metodi familiari per diagnosi, terapie, educazione e training. La Virtual Rality viene impiegata nell’assessment psicologico (percezione, memoria, problem solvine, attenzione, rappresentazioni mentali), neuropsicologico e riabilitativo.
La Realtà Virtuale aumenta le possibilità metodologiche poiché riesce a simulare la realtà nelle sua infinita complessità; si possono così esplorare i meccanismi percettivi usando stimoli virtuali a seconda delle necessità sperimentali.
L’attenzione è stata poi focalizzata sul rapporto tra Virtual Reality e Apprendimento.
I training Computer–Based Learning (CBL), o Computer-Assisted Learning (CAL) rappresentano fattori di innovazione nei processi di apprendimento. La RV modifica l’esperienza di apprendimento. Consente di passare dall’insegnamento di semplici nozioni all’acquisizione di abilità complesse come: ragionamento astratto; visualizzazione e maneggiamento di spazi complessi di informazione.
Un aspetto importante riguarda la possibilità di partecipare ad Hypermedia. Il termine “hypermedia” si riferisce ad “un setting on-line dove i networks dei nodi multimediali sono connessi attraverso links e usati per presentare informazioni e recuperarle”. Il World Wide Web è un ambiente hypermedia cui gli users possono accedere attraverso internet usando browsers interattivi, come Microsoft’s Internet Explorer o Netscape’s Navigator.
Secondo i ricercatori “quando si è in un contesto hypermedia viene modellato lo stesso processo di apprendimento, attraverso un processo di associazione delle proprie conoscenze”, si ha un controllo sul processo stesso.
Nei contesti educativi,mediante ambienti virtuali si possono fare apprendimenti ed esperienze in natura impossibili.
L’immersione in 3D incoraggia la partecipazione attiva; la Visualization and reification sono metodi alternativiper presentare materiale e visualizzarlo (per rendere percepibile ciò che non lo è); l’apprendimento in contesti impossibili o difficili da esperire nella vita reale (mondo sottomarino, immagini storiche, ricostruzione dei siti archeologici; esplorare marte, viaggiare nel corpo umano, esplorare le molecole);
Una parte della lezione è stata dedicata all’argomento Realtà virtuale e psicoterapia.
L’ambito clinico più sperimentato è quello delle fobie semplici, per le quali viene usata come strumento di Desensibilizzazione.
I risultati spinsero gli studiosi ad utilizzare la RV, non solo come semplice strumento di decondizionamento, ma come strumento di supporto alla terapia, in grado di facilitare il processo di ristrutturazione cognitiva.
Un esempio di applicazione della RV alla terapia dei disturbi d’ansia è il Software VEPDA Virtual Environments for Panic Disorders with Agoraphobia.
La dott.ssa Cacace ha poi affrontato l’attualissimo tema di Internet e i DCA.
Negli ultimi anni si è osservata la preoccupante diffusione di blog che promuovono comportamenti anoressici e bulimici come filosofie e stili di vita sani e condivisibili. Chi frequenta questi siti rifiuta il modello medico dell’anoressia come condizione patologica che va “curata”, per affermare, invece, un’identità anoressica che esprime ideali di potere, successo e vera bellezza.
Ma la rete è diventata anche un valido supporto nella terapia di alter patologie del comportamento alimentare, come per esempio l’obesità. Ne è un esempio la Terapia Esperienziale Integrata (TEI) di E. Molinari – G. Riva. La Terapia Esperienziale Integrata è un trattamento integrato e multidisciplinare dell’obesità e dei disturbi alimentari che integra il tradizionale approccio cognitivo comportamentale con l’impiego della realtà virtuale. Nell’obesità e nei Disturbi del comportamento alimentare (DCA) la Terapia cognitivo esperenziale e cognitivo comportamentale sono combinate con sessioni di immersioni in RV per modificare la percezione dell’immagine del corpo.
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L’incontro del pomeriggio di sabato 29 settembre 2007 ha visto il dott. Giuseppe Craparo, Dottorando di ricerca all’Università degli Studi di Palermo, presentare una lezione dal titolo “Sessualità e Dipendenze Tecnologiche”, affrontando l’argomento in una prospettiva psicoanalitica e psicodinamicamente orientata.
Il Dott. Craparo ha presentato i principali quadri clinici delle dipendenze sessuali (parafilie, esibizionismo, feticismo, frotteurismo, pedofilia, masochismo sessuale, sadismo sessuale, feticismo di travestimento, voyeurismo), orientando l’attenzione sia su i principali contesti socio-relazionali all’interno dei quali essi si esplicano, che sulle nuove forme, tipiche dei contesti on-line.
Si dice che vi è perversione: quando l’orgasmo è ottenuto con altri oggetti sessuali o con altre zone corporee; quando l’orgasmo è subordinato in modo imperioso a certe condizioni estrinseche, che possono anche provocare da sole il piacere sessuale.
La McDougall utilizza l’espressione di “neosessualità” (o sessualità droga) per riferirsi alla sessualità perversa.
La neosessualità ha una funzione difensiva nei riguardi sia dell’angoscia di castrazione che delle ferite narcisistiche. L’inadeguata interiorizzazione della figura materna incide sullo sviluppo della funzione riflessiva (Fonagy & Target), come condizione necessaria perché il soggetto sia in grado di saper “giocare con la realtà”.
Un aspetto importante nello studio delle dipendenze tecnologiche è stato attribuito al concetto Winnicottiano di “gioco”, inteso come: piacere, uso dei simboli, messa in scena delle proprie paure, azione creativa, socializzazione.
È inoltre possibile sovrapporre alcuni atteggiamenti tipici della “psicopatologia del gioco” allo stato in cui si trova il soggetto con dipendenze tecnologiche: stereotipia negli schemi di gioco (fantasie angosciose), scivolamento al sogno ad occhi aperti; incapacità di giocare in contesti grippali; acting-out.
Il deficit della funzione riflessiva è responsabile della difficoltà ad identificare e regolare le emozioni “traumatiche” (condizione alessitimica). Quest’ultime verranno modulate attraverso il rifugio in stati mentali dissociati dalla coscienza ordinaria.
La Vergogna è il più profondo e occultato sentimento di indegnità, in stretta connessione con le storie traumatiche non elaborate che deprimono il senso del Sé e il valore della persona. La Vergogna ci costringe a vederci con gli occhi degli altri e a soffrire la frattura tra il modo con cui guardiamo noi stessi e il modo con cui ci sentiamo guardati dagli altri.
Le radici della Vergogna si situano nelle memorie traumatiche, in particolare in quelle esperienze di trascuratezza psicologica intervenute nella relazione primaria, nell’infanzia e nell’adolescenza e che esitano, a livello implicito, in tutte le condizioni di depressione e di vulnerabilità dell’Io.
Possiamo distinguere dei fattori non specifici presenti sia nella perversione che nelle dipendenze in generale, quali: debolezza dell’Io; angoscia di castrazione intensa; disturbo nel processo di interiorizzazione; disturbi nell’attraversamento della fase di separazione-individuazione; livelli di aggressività intensi; scissione verticale del Sé.
Sebbene le forme di addiction maggiormente studiate in letteratura siano quelle inerenti le droghe e l’alcol, esistono specifiche condizioni di dipendenza patologica che esitano nel comportamento e nella condotta. Tra queste includiamo: le dipendenze tecnologiche (ad es. Internet, videogiochi, etc…); la dipendenza da gioco d’azzardo; lo shopping compulsivo; la dipendenza sessuale; le dipendenze connesse ai disturbi del comportamento alimentare; la dipendenza dal lavoro; la dipendenza da esercizio fisico; la dipendenza affettiva/tossicomania oggettuale.
Il dott. Craparo ha presentato poi le linee guida per la Psicoterapia Psicodinamica dell’Addiction.
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Venerdì 5 ottobre, il Prof. Rosario Mantegna (Professore Straordinario di Fisica Applicata presso il Dipartimento di Fisica e Tecnologie Relative della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Palermo) ha tenuto un seminario dal titolo “Regolarità statistiche nei linguaggi naturali e nella codifica dell’informazione genica osservate utilizzando aspetti della teoria dell’informazione”.
Il seminario si è articolato sul tema dell’entropia e della rindondanza attraverso i seguenti punti: L’esperimento di Shannon, La legge di Zipf, I flussi di informazione nella scienza e nella società, Il caso della biologia molecolare (DNA, genomica ed RNA).
La ridondanza è una caratteristica comune dei sistemi di comunicazione che hanno un alto grado di versatilità e sono sviluppati per operare in ambienti in presenza di possibili errori di comunicazione.
Oggi siamo invasi da flussi di informazione che utilizzano una varietà di mezzi e strumenti.
Inoltre alcune discipline tradizionalmente a basso tasso di produzione di dati (e quindi informazioni) si sono rapidamente trasformate in discipline ad alto tasso di produzione di informazioni. In tutti questi mezzi è strumenti informativi sono presenti diversi livelli di ridondanza come ad esempio i files musicali non compressi nel formato wav e compressi nel formato MP3.
Ad esempio la biologia e la medicina hanno cambiato il loro status passando da discipline con un limitato output di dati sperimentali a discipline con un alto tasso di produzione di risultati sperimentali.
Esempi sono: dati di sequenze gnomiche, dati di microarray, dati di functional Magnetic Resonance Imaging, network proteomici, network metabolici
Le sequenze di DNA vengono annotate per specificarne le proprietà biologiche.
Dal 1996 un gran numero di genomi completi sono stati sequenziali. Attraverso queste ricerche inoltre è sempre più chiaro il concetto che l’informazione genomica è strutturata in modo complesso.
Infatti, la dimensione del genoma non mostra una chiara correlazione con la complessità della specie.
Il numero dei geni (che servono alla produzione di proteine) non sempre è correlato con la complessità della specie.
Le proprietà statistiche delle regioni non codificanti sono intrinsecamente differenti dalle proprietà statistiche delle regioni codificanti.
La conoscenza dell’entropia per le n-lettere consente di associate una ridondanza alla sequenza simbolica per ogni valore di n e quindi al limite per n che tende ad infinito.
La composizione delle “lettere” del DNA (A G C T) varia significativamente lungo i genomi o cromosomi e ciò rende ancora più complicata la determinazione dell’entropia delle sequenze.
Nonostante ciò c’è una robusta evidenza che l’entropia è maggiore nelle regioni codificanti rispetto alle regioni non codificanti.
Per cui possiamo affermare che la ridondanza è più alta nelle regioni non codificanti.
Sabato 6 ottobre, il Prof. Vincenzo Caretti ha tenuto una lezione sul tema degli “Aspetti eziopatogenetici e psicodinamici delle dipendenze patologiche”. Il Prof. Caretti ha presentato, in particolare, una ricerca recentemente condotta in collaborazione con i ricercatori del Dipartimento di Psicologia all’Università di Palermo dal titolo “La Dimensione della Depressione nei Disturbi del Comportamento Alimentare. Il ruolo della Vergogna e della Dissociazione”.
La ricerca si è proposta di verificare empiricamente se l’elevazione dei punteggi alla depressione (rilevata nella precedente ricerca sui DCA) potesse essere spiegata alla luce del modello teorico di matrice evolutivo-relazionale sulla regolazione affettiva che vede nell’umore disforico e nella depressione clinica, spesso in comorbidità con altri disturbi, uno dei più probabili esiti di un fallimento delle relazioni primarie, che genera una incapacità di auto-regolare (Taylor, Bagby, Parker, 1997) e co-regolare (Beebe, Lachmann, 2002) gli stati affettivi, nonché veicola un fallimento delle capacità di sintesi e di integrazione nel Sé delle esperienze e delle relative rappresentazioni mentali.
Ciò si manifesterebbe principalmente attraverso la fenomenologia dissociativa (Main, Morgan, 1996; Putnam, 1997) e/o il suo principale correlato, la vergogna (Bromberg, 1998; 2006).
Anche gli studi di correlazione mostrano che i sintomi depressivi nei DCA si innestano in un sistema più ampio che comprende la disregolazione affettiva ed i suoi esiti in termini di emozioni, pensieri, rappresentazioni e comportamenti.
Come già ampiamente dimostrato in precedenti studi (Caretti, Craparo, Schimmenti, 2006; Caretti et al., 2007a), è stato nuovamente il primo fattore dell’alessitimia (TAS F1: Difficoltà nell’identificare le emozioni e distinguerle dalle sensazioni somatiche) a rivelarsi il migliore stimatore della disregolazione affettiva, in virtù della sua maggiore associazione con vissuti, esperienze e comportamenti disfunzionali e/o sintomatologici.
La ricerca fornisce chiare indicazioni sul ruolo della disregolazione affettiva nei DCA, e indica nello specifico che l’incapacità di identificare le emozioni ha un ruolo significativo sul deficit di integrazione delle rappresentazioni mentali legate al soma, nella forma dei disturbi dell’immagine corporea e nella genesi del sentimento della Vergogna.
Tutti questi fattori esitano congiuntamente nei vissuti depressivi nei Disturbi del Coportamento Alimentare.
La Vergogna è il più profondo e occultato sentimento di indegnità, in stretta connessione con le storie traumatiche non elaborate che deprimono il senso del Sé e il valore della persona.
Essendo provocata da esperienze che danneggiano il concetto che noi abbiamo di noi stessi, la Vergogna ci costringe a vederci con gli occhi degli altri e a soffrire la frattura tra il modo con cui guardiamo noi stessi e il modo con cui ci sentiamo guardati dagli altri.
Le radici della Vergogna si situano nelle memorie traumatiche, in particolare in quelle esperienze di trascuratezza psicologica intervenute nella relazione primaria, nell’infanzia e nell’adolescenza e che esitano, a livello implicito, in tutte le condizioni di depressione e di vulnerabilità dell’Io.
Le esperienze vergognose, se vengono accettate, accrescono l’intelligenza emotiva e le possibilità di autotrasformazione; se invece vengono negate o dissociate, sono causa di sentimenti generalizzati di ansia e di alterazione dell’umore e costituiscono un fattore di rischio per l’esordio dei Disturbi del Comportamento Alimentare.

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Venerdì 20 ottobre 2007, Manuel Glorioso, Tecnico Informatico presso Dipartimento di Fisica e Tecnologie Relative all’Università di Palermo, ha tenuto un altro incontro del “Laboratorio di Informatica e Telematica”, come previsto dal programma del Master fra le attività di Tirocinio pratico-guidato. L’incontro è stato dedicato alla conoscenza delle linee guida per la costruzione di una pagina web, articolate su i seguenti punti:
- Gli Strumenti di lavoro: carta, penna e storyboard, ovvero strumenti economici, che consumano poca energia e che soprattutto permettono di mantenere un livello di dettaglio non troppo approfondito nella prima fase del progetto.
È meglio pensare di predisporre fin dall'inizio una zona dello schermo nella quale siano raccolti tutti o gran parte degli elementi grafici che servono alla navigazione.
- Il contenuto: è l'operazione più semplice per fondare su basi solide il progetto grafico vero e proprio. Spesso è l'originalità del contenuto ad animare un progetto grafico attraente.
Quanto più è creativo il contenuto, tanto più sarà generoso nel fornire spunti per la sua possibile veste grafica.
- La gabbia: è un insieme di regole che permette di organizzare i testi, i titoli, le immagini e le didascalie, all'interno di uno spazio delimitato dalle dimensioni del foglio di carta o dello schermo.
Si creano così delle tipologie di pagina che aiutano a provare la solidità della gabbia, e allo stesso tempo funzionano da modelli per la realizzazione del sito.
Sulla rete, l'elemento che permette di impaginare i contenuti secondo la griglia che ci siamo immaginati è la tabella.
- Il supporto: ha a che fare con la scelta dello sfondo adatto, specialmente se le pagine hanno un alto contenuto di testo, che deve quindi essere leggibile e non affaticare l'utente.
Un colore di fondo scelto con cura può comunicare prestigio, rilassare l'utente o al contrario gridare e stridere.
In generale, l'occhio umano trova molto gradevoli le testure irregolari ma uniformi.
- I caratteri: ogni carattere nasce per comunicare su almeno due livelli. Il primo, immediato, è quello funzionale: il carattere serve a comporre parole, le parole devono essere leggibili, quindi il carattere dovrà avere una forma riconoscibile e favorire a sua volta il riconoscimento delle parole.
Il secondo sottende un approccio più emotivo, legato alla qualità formale dei caratteri e al ritmo che il loro accostamento innesca.
Un elemento controllabile legato ai caratteri e fonte di diversi dispiaceri è invece l'uso delle declinazioni in neretto e corsivo, del maiuscolo e minuscolo, delle dimensioni relative di titoli e testo.
- I colori: la leggibilità del testo non deve essere compromessa. In generale, nell'uso dei monitor, è preferibile utilizzare colori ben contrastanti per lo sfondo e per il testo.
- Le immagini: le immagini vengono automaticamente elette a veicolo di significato più efficace e immediato, anche sulla rete. La scelta delle immagini deve essere fatta con estrema attenzione, secondo il registro stilistico adottato per tutti gli altri elementi, anche a costo di dover intervenire con effetti speciali o con ritocchi. Questi accorgimenti, e pochi elementi grafici ben riconoscibili, aiutano molto a dare consistenza e coerenza a tutto il sito.
- Creatività in gabbia: la gabbia compositiva è uno strumento potente, attraverso il quale è possibile dare omogeneità agli elementi - immagini, titoli, testi e didascalie - che intervengono nell’oggetto comunicativo, sia esso composto di pagine a stampa o di schermate video.
- Rendere facile un sito web: per usabilità si intendono tutti quei fattori che possono rendere la "vita facile" ai navigatori di un sito web. Dobbiamo entrare nei panni di un navigatore qualsiasi e studiare i suoi movimenti al fine di poter così realizzare una struttura il più semplice ed intuitiva possibile. I visitatori vogliono interagire con il sito e ricevere risposte sensate e sopratutto in modo veloce.
- Essere visibili sempre e comunque: si chiama accessibilità ed è quella "branca" del web design che impone ai webmaster di creare siti che non lascino fuori nessuno. In fase di realizzazione del nostro progetto ricordiamoci di creare siti, sì avanzati ma ricordandosi anche (se possibile) di creare una versione leggera, senza troppi script ne implementazioni in modo da permettere anche ai vecchi e obsoleti PC di poter accedere al nostro lavoro.
- I menu: creare una buona struttura e fornire agli utenti un aiuto per muoversi senza che essi debbano pensare troppo ("Don't make me think" di Steve Krug) vuol dire avere un'interfaccia di navigazione alla portata di tutti.
Quando l'utente entra per la prima volta nel nostro sito, deve trovare subito le risposte a tre domande fondamentali: 1) dove mi trovo? 2) dove sono stato? 3) dove posso andare? E una buona struttura di un sito può rispondere a queste domande.
- Il marketing d'interfaccia - l'interfaccia persuasiva: l'interfaccia deve essere una struttura grafica facile da navigare e da comprendere, ma dobbiamo badare a creare anche l'interfaccia persuasiva, che suscita emozioni e che ci invita all'azione.
Il primo passo verso l'interfaccia persuasiva è lo stimolo emozionale/il marketing emotivo. Un'interfaccia per riuscire a convincerci deve essere seducente per farci entrare in gioco, deve essere amichevole senza essere troppo invasiva.
- L'importanza dello spazio bianco: lo spazio bianco, conosciuto anche come spazio negativo rappresenta lo spazio vuoto fra i vari paragrafi di testo e gli elementi grafici. Un sito di brand si deve differenziare da prodotti simili, deve attirare l'attenzione dell'utente e rimanere nella sua mente, creando un'esperienza emozionale positiva. Senza lo spazio bianco non può esistere un equilibrio tra gli elementi grafici, sia che stiamo parlando del testo - questo senza lo spazio bianco risulterebbe illeggibile - sia che parliamo di immagini.
- Le dimenticanze dell'Accessibilità: Agli utenti la perfezione tecnica interessa nella misura in cui essa non ostacola la navigazione e la fruizione delle pagine da parte di tutte le tecnologie.
Agli utenti interessano le informazioni, i contenuti, l'organizzazione dei contenuti stessi. Eppure l'accessibilità è nata proprio per aprire il Web a tutti, a tutte le persone, a tutte le tecnologie, ma questa recente disciplina oggi sembra essersi dimenticata la propria origine ed il proprio percorso.
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La giornata di Sabato 21 Ottobre è stata dedicata ad un laboratorio dal titolo “Videogames e Realtà Virtuali”, condotto dal dott. Salvatore Mica e dal dott. Giuseppe Murabito (Università di Catania).
Tema del laboratorio è stato il “videogioco”, medium complesso, che nasce con finalità ludiche ma che nel tempo si diversifica nei potenziali scopi didattici o come forma di intrattenimento pubblico.
Il videogioco è un nuovo media per definizione in quanto digitale, è ricombinazione degli altri media che fonde per ottenere infine qualcosa di completamente diverso.
Sono state avanzate molte classificazioni dei videogiochi. Una delle principali categorizzazioni dei videogame è rappresentata dalla classificazione dei generi videoludici di Berens: Azione e avventura; Sport; Guida e Gare; Sparatutto; Platform o puzzle; Gdr o Rpg, Strategia; Simulazioni; God Game; Picchiaduro.
Un’altra classificazione è quella di Antinucci che suddivide i videogiochi in: Arcades, Adventure games e Giochi di simulazione riferendosi alla psicologia evolutiva di Piaget.
- Arcades è una categoria di videogiochi in cui la destrezza del giocatore e la rapidità di riflessi mettono alla prova il soggetto. Antinucci basa la sua classificazione su criteri prettamente extra ludici, Secondo Antinucci, questa classe corrisponde ad uno stadio della psicologia evolutiva di tipo sensomotorio dove il gioco è destrezza ed abilità.
- Adventure games narrazioni interattive a intreccio in cui il giocatore è il protagonista che deve superare una serie di difficoltà per portare a conclusione l’ avventura. Secondo Antinucci, questa classe corrisponde ad uno stadio della psicologia evolutiva di tipo rappresentativo-simbolico.
- Giochi di simulazionein cui si tenta di ottimizzare fattori contrastanti la razionalità, si allena la capacità di gestire l’ imprevisto attraverso la pianificazione degli interventi possibili. Secondo Antinucci, questa classe corrisponde ad uno stadio della psicologia evolutiva di tipo logico-razionale.
La dimensionalità videoludica è strettamente interrelata con l’evoluzione tecnologica. Lo sviluppo videoludico ha sostanzialmente percorso tre fasi:
- Fase sperimentale: Anni Settanta – Ottanta, meccaniche ad una dimensione. Il videogame sperimenta le prime forme di game design.
- Fase bidimensionale: Anni Ottanta – Novanta, è il boom del game design con giochi caratterizzati dalle due dimensioni.
- Fase tridimensionale: Dagli anni Novanta in poi, è il periodo della strutturazione tridimensionale che consente l’uso della prospettiva, elemento fondante dei videogiochi odierni.
Una parte del Laboratorio “Videogames e realtà virtuali” è stato dedicato al tema specifico dei Videogiochi online e in particolare su come gli adolescenti sviluppano un forte senso di appartenenza, e tendono comunque a legare alla comunità la propria identità online.
Gli attuali giochi online si dividono principalmente nelle seguenti tipologie: Rts: real time strategic game; Fps deathmatch : first person shooter – tutti vs tutti; Fps capture the flag: first person shooter-cooperativa; Rpg: Role Playing games.
Nei videogame online ci si identifica grazie al graduale processo di caratterizzazione del personaggio.
Il cambiamento del contesto, della situazione e soprattutto la privazione del corpo con tutto ciò che ne consegue a livello psicologico fanno si che si crei un’identità online diversa dall’identità reale.

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Venerdì 9 Novembre 2007, si è svolto un altro incontro del “Laboratorio di Informatica e Telematica” diretto da Manuel Glorioso presso il Dipartimento di Fisica e Tecnologie Relative (Difter) dell’Università di Palermo.
I partecipanti hanno costituito un gruppo di lavoro che ha dato origine all'incontro di idee e competenze per la creazione di un sito che verrà realizzato in itinere fino alla conclusione del master.
Infatti, sono stati concordati dal gruppo la tematica e i contenuti del sito; le immagini e le impostazioni delle varie pagine attenzionando i criteri principali delle linee guida per la costruzione delle pagine nel web, che sono stati affrontati dal docente in occasione degli incontri precedenti.
Infine è stato organizzato il lavoro dei singoli in dettaglio per dare spazio ad ognuno di esprimere la personale creatività all'interno del sito.

La mattina di sabato 10 Novembre 2007, il dr. Giuseppe Craparo del Dipartimento di Psicologia all’Università degli Studi di Palermo ha trattato il tema su “La valutazione diagnostica nelle Dipendenze Tecnologiche”.
Particolare riferimento è stata dedicata alla doppia diagnosi con un excursus storico che parte dagli anni 80 dove l´attenzione clinica (UK, USA) si era focalizzata sull’osservazione, nel medesimo caso clinico, di due diagnosi che necessitavano di cure specifiche: una correlata all´abuso o alla dipendenza da sostanze una relativa a sindromi psichiatriche tradizionali.
A questa particolare situazione di comorbidità è stato dato il nome di doppia diagnosi, volendo indicare la presenza di due disturbi psichiatrici che soddisfano i criteri diagnostici di un sistema nosografico di riferimento.
Ma è necessario fare una distinzione tra doppia diagnosi che è un termine categoriale che sottende la coesistenza di due fenomeni separati, che indica una relazionalità complessa e concausale; mentre la comorbidità è la concorrenza di due disturbi senza che venga definita alcuna priorità basata sulla gravità o sulla prognosi.
Ci dovrebbe essere altresì una possibilità di districare le due psicopatologie in modo chiaro e distinto.
In ambito psichiatrico solitamente vengono distinte tre diversi tipi di doppia diagnosi e relativi tipi di pazienti con doppia diagnosi
- TIPO I - Disturbo psichiatrico primario associato a problema da uso di sostanze e caratterizzato da una probabile automedicazione.
- TIPO II - Persone con un problema primario da abuso di sostanze, i cui sintomi psichiatrici sono associati a intossicazione o ad astinenza.
- TIPO III - Persone con un disturbo psichiatrico primario e un disturbo primario da abuso di sostanze. I due disturbi si verificano indipendentemente nel corso del tempo e presumibilmente hanno decorsi diversi.
Un modo utile per tentare di superare tale difficoltà è quello di considerare la possibilità di porre le due patologie in una relazione di tipo complementare, in cui l´elemento di condivisione risiede in una vulnerabilità psicologica generalizzata verificatasi nel corso del processo di separazione-individuazione.
A legare i disturbi di personalità e le dipendenze patologiche è un fallimento, per cause riconducibili a esperienze traumatiche vissute nell´infanzia (casi di trascuratezza psicologica, abusi sessuali, maltrattamenti fisici), nel processo di ridefinizione delle esperienze interne ed esterne, ed in particolar modo nel processo di regolazione degli affetti.
Le dipendenze patologiche sono quindi da considerare come un "modo di essere patologico" trasversale a tutti i disturbi psichiatrici e di personalità. Proprio perché ostacolano lo sviluppo di un´identità consolidata, della funzione riflessiva e della capacità di regolare gli affetti, le esperienze traumatiche rappresentano la condizione di base sia dei disturbi di personalità che delle dipendenze patologiche, che della loro correlazione.
Diventa, dunque importante attenzionare in modo particolare la valutazione e la diagnosi attraverso alcune fasi: Anamnesi evolutiva, familiare, culturale/religioso; Esame delle condizioni mentali (cognizione, affettività, azione); Valutazione descrittiva (anche con test psicologici); Valutazione psicodinamica, che indaga alcune aree focali come: Caratteristiche dell´Io; forze e debolezze (esame di realtà?, percezioni deliranti?, controllo degli impulsi?, mentalizzazione?); difese (prevalenza di difese primarie o secondarie?); rapporto col Super-Io; qualità delle relazioni oggettuali; relazioni familiari; modelli transfert/controtransfert; inferenze sulle relazioni ogg. Interne; Caratteristiche del Sé; coesione del Sé (incline alla frammentazione?, bisogno di essere al centro dell´attenzione); continuità del Sé (autostima?, tolleranza alle frustrazioni?, percezione storica di sé); confini del Sé (distinguere i contenuti propri da quelli altrui).
Infine, il rapporto mente/corpo.
Tra le fonti di informazione per l´assessment dei disturbi di personalità ci sono delle domande specifiche da fare per la SWAP-200, un questionario che viene compilato dal clinico per acquisire maggiori informazioni sul paziente.

Nel pomeriggio, il dr. Adriano Schimmenti, Dottorando di Ricerca presso il Dipartimento di Psicologia all’Università di Torino, ha approfondito il tema sulle nuove identità possibili che prendono forma nella realtà virtuale.
Attraverso le dinamiche di sessualizzazione e abbandono, identificazione e proiezione e attraverso i sentimenti di amore, dolore e paura si può tentare di capire il come il concetto di immagine corporea si sia modificato nel tempo.
Infatti il tempo scandisce anche i fenomeni psicopatologici e l'identificazione incorporativa è quel meccanismo che li supporta. Ciò che conta è l´atteggiamento dell´individuo davanti alle infinite esperienze di dolore.
Il tempo è quel concetto che non viene pensato se non in termini pratici e cronologici, perché se fosse mentalizzato il concetto esistenziale di tempo alla Heiddeger ci porta alla riflessione sulla finitezza delle cose e della vita che in una società postmoderna non è permesso.
In una società dove la tecnologia ci stupisce sempre di più con effetti speciali creando l'illusione di un tempo a disposizione infinito.
Nella nostra società si assiste continuamente a scene di violenza, di distruzione; in diretta sono trasmesse stragi, esecuzioni capitali; si fanno tavole rotonde sulla depressione e sui disturbi dell´alimentazione. Tutti cercano la terapia, il farmaco per non soffrire. In una società dove domina il giovanilismo, in cui tutto deve essere efficiente e produttivo, non c´è più tempo per la sosta, per la sofferenza, per contattare se stessi. Per il dolore, certo il miglior analgesico. Per un minimo dispiacere, indubbiamente il migliore antidepressivo. Per lo stress da lavoro, pronto l´ultimo tranquillo sedativo che ci faccia essere attivi, comunque. Abbiamo il terrore di contattare le nostre emozioni! Non dobbiamo perdere tempo, quindi, non possiamo stare male, neppure una mezza giornata, neanche un minuto.
Questo succede anche nella vita affettiva in cui non ci si può impegnare in un rapporto profondo perché si teme di dover soffrire in caso di eventuali incomprensioni e fratture.
Insomma, serve sostare per contattare se stessi e che il nostro disagio è un traguardo fondamentale in una società dove si assiste al predominio dell´avere e dell´essere per qualcosa o per qualcuno e non dell´essere per sé.
La velocizzazione dei processi di informazione ha annullato i tempi della memoria e dello spirito, ossia il passato e il futuro. La mente non sosta più sul prima e sul poi, perché tutto è contemporaneo, tutto corre, senza un fine sicuro.
La nostra mente non può seguire i processi di informazione e gli avvenimenti perché sfuggono alle sue capacità di controllo. La nostra corteccia cerebrale ha segnato con la sua nascita il senso della temporalità della storia, della cultura, della guerra. Il dolore è vissuto come un disagio che non si può approfondire per non perdere la visione della realtà. Eppure il dolore è un momento indispensabile per la nostra crescita. Si nasce soffrendo, si vive soffrendo e si muore soffrendo. Questa è una verità che non deve essere vissuta come una condanna.
La nascita e la morte nel dolore sono parti integranti del nostro vissuto che vanno conosciute e contattate se vogliamo avere un’esistenza autentica. Heiddegger affermava che l’autenticità dell’esistenza consiste nella comprensione dell´essere per la morte.
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Venerdì 23 Novembre 2007, la classe del Master si è nuovamente ritrovata nelle aule del “Laboratorio di Informatica e Telematica” diretto da Manuel Glorioso presso il Dipartimento di Fisica e Tecnologie Relative (Difter) dell’Università di Palermo.
Il gruppo di lavoro ha iniziato a costruire quello che, a conclusione del percorso di formazione, sarà il sito dedicato alle psicotecnologie, contenente tutti i contributi scientifici, di ricerca e teorici che il gruppo metterà in condivisione.
Ogni partecipante ha fatto esperienza diretta di ciò che vuol dire gettare le linee guida per la costruzione strumentale di una pagina web, ha fornito idee, ha sperimentato modelli grafici e di contenuto, sempre sotto la supervisione del tutor di laboratorio.
Venerdì 24 Novembre 2007, l’intera giornata è stata dedicata alla lezione del Prof. Pier Luigi Marconi, Psichiatra.
L’argomento dell’incontro è stato “Informatica Medica in Clinica Psichiatrica”.
Ci si riferisce a tutte le applicazioni dell’informatica nell’ambito della medicina, della clinica in generale e, nel caso specifico, della clinica psichiatrica. L’esigenza di cercare un supporto tecnologico alla gestione della cartella clinica in ambito medico deriva dalla necessità di poter affidare ad un “archivio tecnologico” l’affluenza dell’utenza, di poter organizzare il lavoro e regolare gli interventi secondo criteri di valutazione della gravità.
In psichiatria il concetto di “gravità” non si fonda sull’intensità sintomatologica, ma sulla complessità dell’organizzazione personale e sociale dell’individuo. Bisogna allora costruire un data-base che funga da connettore tra le dimensioni della patologia (pensiero, comportamento, affettività), le cause (biologiche, psicologiche e socio-ambientali) e le rispettive conseguenze (bisogno soggettivo, bisogno sociale e necessità di assistenza).
Proprio per rispondere a queste richieste, il sistema di cartelle cliniche deve essere complesso ed integrato con più punti di vista.
Gli obiettivi sono, da un lato la ricerca sperimentale e dall’altro la pratica clinica. Nel primo caso ci si orienta su:
- definizione delle caratteristiche dei problemi;
- identificazione delle relazioni causali;
- valutazione dell’evolutività;
- identificazione degli interventi correttivi.
Nell’ambito, invece, della pratica clinica bisogna:
- identificare i problemi;
- definire gli obiettivi;
- programmare interventi;
- valutare convergenze.
L’uso della cartella clinica computerizzata permette quindi, nell’ambito della ricerca di operare discriminazioni e generalizzazioni, garantire la replicabilità e ottenere consensi. In ambito clinico è in grado di prevedere le conseguenze dell’intervento, di gestire l’economicità delle azioni e di ottenere la soddisfazione dell’utenza.
Buona parte della lezione del Prof. Marconi è stata dedicata alla visualizzazione del sistema di cartelle cliniche computerizzate da lui ideato e, man mano, costruito e perfezionato.
Ciò ha permesso al gruppo del Master di fare esperienza diretta di ciò che vuol dire lavorare all’interno di un sistema che, non rinunciando ad aspetti quali la relazione medico/paziente, l’empatia, l’esperienza vis-a-vis, riesce comunque a fare del supporto tecnologico un valido strumento di aiuto alla diagnosi, al trattamento e alla cura.
Un altro argomento ampiamente discusso è stato l’ausilio di un sistema di reti neurali nella costruzione del sistema di cartelle cliniche computerizzato.
Lo spazio virtuale di rappresentazione è costituito da un Motore Inferenziale in cui convergono: dati clinici, fase di conoscenza, archivio dati dimensionali, archivio dati farmacodinamici e farmacologici.
Inoltre, i componenti della classe hanno potuto sperimentare come sia possibile fare riabilitazione affettiva e/o cognitiva attraverso l’ausilio delle potenzialità del PC. Esso è infatti in grado di destrutturate stimoli complessi e percepibili sia attraverso l’uso di piani corticali superiori, che attraverso il ricorso ai piani affettivi sottocorticali.
L’ultimo argomento oggetto di discussione è stata la Tele-Psichiatria.
Un’idea innovativa e in via di sperimentazione che trova proprio nella psichiatria un buon terreno di sviluppo.
Questo perché la psichiatria è una delle poche pratiche mediche in cui il clinico fa diagnosi senza “toccare” il paziente.
Questo particolare, combinato con la cartella clinica informatica, fa si che la relazione medico-paziente possa costruirsi anche a distanza. Inoltre, permette di scindere le attività intellettive del clinico da quelle meramente organizzative.
Questa tecnica può essere utile per la pratica in contesti particolari, come ad esempio i paesi in via di sviluppo che, pur avendo una grossa richiesta, non dispongono, sul posto, né di strumenti, né di specialisti.
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Sabato 1 Dicembre, il Prof. Aldo Messina, Dirigente Medico Audiologo presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico P. Giaccone di Palermo, ha incontrato la classe del Master per una seconda lezione su “Suoni, linguaggio e comunicazione”.
Partendo dall’assunto di base secondo il quale “non esiste movimento che non determini una vibrazione” e che “non è detto che un suono sia udibile” si può affermare che nell’Universo non c’è mai silenzio!
È necessario, però, distinguere l’atto dell’udire, dal sentire e dall’ascoltare.
Per spiegare questo concetto è stato utile ricorrere ad Aristotele, che nella Politica (1,2,1253 a 7-18) afferma: “Mentre la voce di cui sono forniti gli animali (phone) è sufficiente per segnalare agli altri individui le sensazioni di piacere e di dolore, è mediante il linguaggio (logos) che è possibile, solo per gli uomini, comunicare agli altri la propria percezione del bene e del male, del giusto e dell’ingiusto, insomma dei valori ed in tal modo costruire una comunità politica fondata su leggi ed altre norme”.
Insieme al Prof. Messina gli allievi del master hanno avuto modo di riflettere sul modo in cui il linguaggio cambia, in quanto atto creativo, intelligibile, interpersonale.
Una volta stabilite delle regole di base si può poi creare un linguaggio sempre nuovo e i più recenti stili comunicativi tecno-mediati ne sono un chiaro esempio.
Il ritmo può essere impiegato per convincere il prossimo: il tono, il tempo, le pause, le oscillazioni di frequenza sono un fortissimo canale di persuasione. Settanta battiti è il ritmo che influenza la vita dell’uomo: tutto ciò che suona a settanta battiti si accorda con il ritmo del cuore. Aumentare il ritmo può portare all’aggressività; inoltre, ogni parte del nostro corpo ha una propria frequenza di risonanza, ed è proprio su questa sensibilità della percezione uditiva che fanno perno le più efficaci tecniche comunicative e di persuasione.
Esiste poi quella che Charles Darwin definì Risonanza motoria: “mi è stato raccontato che durante le gare, quando un atleta spicca il salto, molti spettatori…muovono i piedi”. A livello corticale, questo processo di identificazione con l’altro è assolto dai neuroni a specchio.
Le scienze cognitive classiche si basano sul modello del calcolatore, secondo il quale la mente è una specie di computer (solipsismo). I neuroni specchio permettono di spiegare fisiologicamente la relazione con l'altro, ad esempio l'imitazione.
Un altro argomento della lezione del Prof. Messina ha riguardato lo sviluppo sensomotorio uditivo dei bambini.
Esso segue le tappe dell’evoluzione: in un primo momento il bambino apprende il concetto di spazio, poi il ritmo e solo alla fine identifica il suono, completando ulteriormente la spaziocezione.
Nel bambino audioleso gli stimoli sonori giungono frammentari e distorti, il processo di acculturazione musicale è ritardato o assente.
L’unico mezzo idoneo a sviluppare delle abilità musicali è l’educazione al ritmico musicale, ovvero l’insieme di attività individuali o di gruppo che, condotte con metodologie, tecniche e materiali specifici, permetteranno all’individuo di sviluppare conoscenze e competenze relative alla fruizione e alla produzione di eventi sonoro musicali.
Infine, l’energia sonora può essere usata per guarire. Quando le vibrazioni del nostro corpo perdono armonia si determina la condizione di malattia.
La musica è in grado di aumentare o diminuire la contrazione muscolare, ha effetti sul polso, sulla pressione arteriosa e sulla funzione endocrina, produce cambiamenti del metabolismo e della biosintesi di alcuni enzimi. Tutto sta nel trovare l’accordo giusto. L’energia sonora può essere usata per guarire le persone (musicoterapica). La malattia si cura dando al corpo un nuovo ritmo.

Lunedì 10 dicembre: Laboratorio di filmografia. Visione e discussione del film “Segreti e Bugie” (1996, regia: Mike Leigh), insieme al Prof. Daniele La Barbera, Coordinatore del Master.
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Giorno 14 e 15 dicembre, il dott. Tenente Colonnello Giorgio Manzi, Raggruppamento Carabinieri Investigazioni Scientifiche, Reparto Analisi Criminologiche) ha tenuto ha tenuto un’interessante lezione sulle forme di pedo-pornografia telematica.
A partire dall’ampia illustrazione della cultura pedo-pornografica giapponese, laddove è possibile rintracciare i nuclei originari della moderna pedo-pornografia on-line, il dott. Manzi ha delineato una serie di servizi illegali legati allo sfruttamento minorile, che si serve di Internet come strumento privilegiato per far circolare in maniera riservata immagini e messaggi di testo.
L’utilizzo, infatti, come spiegato dal relatore, di tecniche varie, quali la steganografia, l’hidden messages, la crittografia, la cronostilometria etc., permette a vere e proprie organizzazioni di comunicare, tramite la Rete, attraverso lo scambio di informazioni, esperienze e materiale pornografico (foto, video).
La facilità, unita ad un maggiore percezione di riservatezza, con la quale Internet consente di operare hanno senza dubbio incentivato la nascita e lo sviluppo di nuove dimensioni organizzate della pedofilia.
Attorno alla cyberpedofilia si muoverebbero vere e proprie forme di consorzi tra pedofili di tipo pseudopolitico e pseudolibertario. Operazioni investigative hanno permesso di smascherare organizzazioni criminali impegnate nella produzione e nel traffico di materiale pornografico infantile.
In particolare, il dott. Manzi ha dettagliatamente illustrato le attività e le modalità di gestione dei servizi Internet di pedo-pornografia da parte di tali organizzazioni: i cosiddetti Rings, sodalizi criminali, i cui componenti si dotano di un fine comune, distribuiscono compiti ed incarichi, si muniscono di strumenti idonei per raggiungere lo scopo e garantirsi l’impunità e infine affrontano ed accettano una “strategia della punizione” per coloro che tradiscono.

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I prossimi appuntamenti del Master:
23 gennaio 2008 (ore 8.30, aula Rubino, Dipartimento di Neuroscienze Cliniche): Discussione delle tesi del master
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