Lo sfondo simbolico
dei comportamenti adolescenziali a rischio

Daniele La Barbera, Rosalia Catania, Cattedra di Psicologia Clinica
dell’Università degli Studi di Palermo
 

L’adolescente è un omicida indeciso che non sempre porta a fine l'assassinio del suo acerrimo bruco (Flavio Fazzini)

-            L’adolescenza tra espansione e contrazione

Il percorso di vita, eterno e immodificato, come il sole nel suo cammino secondo la nota e poetica metafora usata da Jung (1931), sembra ripetersi e rinnovarsi nella vita di ciascuno di noi : nel suo viaggio dall’alba al tramonto, l’uomo nasce nell’entusiasmo, nell’energia e nell’ardore. Vissuta l’infanzia, ciascuno si affaccia al mondo dotato di questo ancestrale bagaglio, desiderando di essere, o forse di “saper essere”, finalmente libero di “espandersi”, finalmente lontano da tutti i condizionamenti.

-         La passione per il rischio tra le certezze del terzo millennio

Per i due milioni di adolescenti italiani una notte su dieci finisce in tragedia, ma si tratta solo della punta di un iceberg sommerso, fatto di terribili giochi di morte: tutti i giovani del mondo occidentale sembrano uniti in questa  paradossale lotta ‘contro’ la vita: gli spagnoli fumano spregiudicatamente una sigaretta seduti sui fili dell’alta tensione, i ‘traceur’ saltano temerariamente tra i tetti della metropoli parigina, mentre i tean-agers americani sono noti per la disinvolta pratica del surf sui tetti dei treni in corsa. Gli italiani svendono più spesso la loro vita con la velocità, percorrendo l’autostrada in controsenso con l’acceleratore a tavoletta e a fari spenti o correndo a bordo di motorini truccati, senza luci, senza casco. Sembrerebbe quasi di ripercorrere le avventure dell’Uomo ragno o di vedere in carne ed ossa il mitico Rambo, se dietro la rigida maschera dietro cui si nascondono non apparissero volti spaventosamente fragili e soli (Vegetti Finzi, 2000). Nell’attuale collasso delle strutture simboliche individuali e collettive, l’adolescente cerca di colmare il disorientamento valoriale e la mancanza di significati esistenziali della società attuale.

-         L’ambivalenza adolescenziale tra onnipotenza, istinto e desiderio di legittimazione

Dalle gare Pitiche in onore di Apollo, al rituale dell’arkteia delle seguaci di Afrodite, continuando con le gesta avventurose di Ermes, o alle oscenità di Dioniso, il più giovane degli dei, i giovani di ogni tempo, animati da vissuti contradditori, si sono nei secoli sottoposti a prove estreme. Anzi, il loro superamento, nel linguaggio simbolico che spesso sta alla base di usanze e tradizioni, ha rappresentato la prova inconfutabile che l’infanzia, con i suoi limiti e le sue incertezze, sia stata realmente superata.

-         Persefone, Sisifo e Bellerofonte, ovvero il labile confine tra l’arroganza e il pericolo: la morte desimbolizzata

La nuova mitologia del rischio ha sostituito gli antichi rituali di iniziazione, con una grande differenza: se in passato i miti servivano per in-segnare (ossia per trasmettere codici e valori), questa nuova mitologia non fornisce alcun insegnamento, anzi: sorge in luogo del non insegnamento, in una società quale la nostra in cui il mondo adulto ha smarrito il suo ruolo strutturante e fondamentale e in cui  la necessaria mediazione pedagogica e istituzionale ha spesso difficoltà ad affermarsi. Come detto da Risè (1993): "il maschio post-moderno è il primo, in tutta la storia maschile, al quale nessun padre, nessun istruttore, iniziatore abbia insegnato che cosa fa un maschio".

- BIBLIOGRAFIA


(Tratta dalla relazione tenuta al Convegno “Adolescenza ponte tra infanzia ed età adulta”, della Società Internazionale di Micropsicoanalisi, Capo d’Orlando 14-15 Novembre 2003)